
Pochi processi italiani hanno mostrato al grande pubblico il peso dell'informatica forense quanto il caso di Garlasco, per l'omicidio di Chiara Poggi. Al centro di anni di dibattimento c'è stato, tra gli altri elementi, il computer portatile di Alberto Stasi — poi condannato in via definitiva — e la ricostruzione tecnica di come e quando fu utilizzato.
L'errore che ha segnato il processo
È un fatto ampiamente documentato nelle cronache processuali: nei giorni successivi al delitto, il computer venne acceso e utilizzato più volte durante gli accertamenti senza una preventiva copia forense. Quelle accensioni modificarono migliaia di file e date, complicando enormemente la successiva ricostruzione tecnica di ciò che era accaduto la mattina del delitto.
Perché la copia forense è tutto
Ogni avvio di un sistema scrive dati: aggiorna registri, modifica timestamp, sovrascrive spazio libero. Per questo il primo gesto dell'informatica forense è duplicare il supporto con strumenti che documentano l'operazione e rendono l'integrità della copia verificabile tramite impronta hash. Da quel momento, ogni analisi avviene sulla copia: l'originale resta la pietra di paragone.
La lezione per chiunque abbia prove digitali
Quel processo ha insegnato, a caro prezzo, ciò che oggi ripetiamo a ogni cliente: il valore di una prova digitale si gioca nei primi passaggi. Un dispositivo rilevante per un procedimento non va usato, «controllato» o fatto vedere all'amico esperto: va acquisito con metodo forense, il prima possibile.
È il cuore del nostro lavoro di informatica forense e di analisi forense di smartphone: fare in modo che, qualunque cosa il dato dica, nessuno possa contestare il modo in cui è stato raccolto.
Contenuto informativo a carattere generale, aggiornato al 10 febbraio 2026: non costituisce consulenza legale né tecnica sul caso specifico. Per una valutazione del tuo caso, contatta lo studio.
